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Full text of "Frammenti del digesto, ed una racolta di definizioni in una collezione canonia del principio del secolo XIIe"

Frammenti del Digesto, ed una raccolta di definizioni in una 
collezione canonica dei principio del secolo XII 

Note di Luigi, CHI APPELLI 



CATHOLIC UNIVERSITY 

OF AMERICA LIBRARY 

Washington, D. C. 



Il manoscritto 109 (recente numerazione G. 135) dell' archivio 
capitolare di Pistoia, altrove da noi descritto (1), appartiene ai 
primi decenni del secolo XII (2). Esso contiene una collezione 
canonica in tre libri, che risale al principio del medesimo secolo (3), 
derivata evidentemente dal cosi detto Polycarpus ; e quindi fa parte 
di quella letteratura canonica, che trasse la sua origine dalla lotta 
per le investiture (4), quando la scienza romanistica affermavasi 
potentemente nelle scuole d'Italia. Questa collezione, oltre ad essere 
importante per la storia del diritto canonico (5), offre anche per 
la storia del diritto romano nel Medioevo elementi notevoli di stu- 
dio, alcuni dei quali intendiamo illustrare nelle pagine seguenti. 

Il compilatore della collezione ha fatto largo uso del diritto romano, 
riproducendo passi delle Istituzioni, del Digesto, del Codice, e dell' 

(1) Chiappelli L. — I manoscritti giuridici di Pistoia (Archivio Giuridico, 1885. 
XXXIV, p. 245 segg.). 

(2) Il ms. è generalmente attribuito al principio del sec. XII ; lo stesso giudizio crono- 
logico espressero il eh. Sig. Prof. Pitting, ed il compianto Prof. Cesare Paoli nel 1896, 
quando in Pistoia esaminarono tale codice. 

(3) Fournier P. — Une collection canon, ital. du commencement du XII e siècle 
(Ann. de l'Enseign. supérieur de Grenoble, 1894, VI, n° 3, p. 66). Esso crede sia stata com- 
posta verso il 1112 ; difatti vi è adoprato il Liber de honore ecclesiae di Placido da Nonan- 
tula, che sembra scritto nel 1111. 

(4) Di questa collezione si ha un altro esemplare, sebbene con qualche variante, nel ms. 
Vaticano, 3831 (Fournier. — Op. cit., p. 4), e da essa deriva la collezione in 9 libri del ms. 
C. 118 contenuto nella Biblioteca del Capitolo della Basilica Vaticana (Fournier. — Op. 
cit. 96.). Questa collezione in tre libri, sebbene tragga elementi da antiche raccolte, quali 
forse la Collectio Ans. dedicata (sec. X), quella in 315 cap. del ms. 522 di Montecassino, e 
quella in 7 parti del ms. Vatic. 1346 (Thaker. — Unters. u. Mitth. z. Quellenkunde d. 
canon. Rechtsin Sitzungsber. d. k.Ak. d.Wiss. in Wien.LXXXIX. 601 segg), risente una 
certa influenza del gruppo delle collezioni francesi, come le raccolte di S. Ivo di Chartres 
e la Tripartita.Un nesso più diretto peraltro lo ha col gruppo romano, e specialmente colla 
collezione detta Polycarpus (1104-1112). Vedi Fournier. — Op. cit. 62. — Schulte. in 
Centralblatt f. Rechtswiss. V. 213. — Fournier. — Yves de Chartres et le Droit canon. 
1898, p. 65. 

(5) Conrat. — Gesch. d. Quell. u. Liter. d. rom. Rechts im frùh. Mittelalt. 1889, p. 
375 segg. . 



Epitome Iuliani (1) ; queste ultime due fonti sono quelle più utiliz- 
zate nella raccolta. Ciò non è senza importanza, perchè, essendo la 
collezione composta in Italia, quando già cominciava ad essere in 
fiore lo Studio bolognese, si ha una conferma che l'abbandono dell' 
Epitome per YAuthenticum si effettuò con molta lentezza (2). I passi 
delle fonti romane in parte sono desunti dal Polycarpus ; altri invece 
attestano una conoscenza diretta dei testi. 

Limitandoci ai frammenti tratti dal Digesto, ricordiamo che il 
loro apparire in una collezione canonica è di grande interesse storico, 
mentre la maggior parte delle simili raccolte del secolo XI, quali 
quelle di Anselmo, di Bonizone, di Burcardo, di Deusdedit, non 
serba traccia di quella fonte. Non bisogna dimenticare, che nel 
secolo XI i passi del diritto romano nelle collezioni canoniche erano 
scarsissimi. Al di là delle Alpi consistevano in qualche estratto 
dalle Novelle o dal Breviario Alariciano ; al di qua si citava qualche 
raro passo dalle Istituzioni, dal Codice, e dalle Novelle. Colla lotta 
per le investiture e colla riforma gregoriana la situazione cangia 
aspetto. Sulla fine del secolo XI gli studi dei canonisti ebbero un 
più vivo slancio ; si moltiplicarono i riferimenti al diritto romano, 
e fra queste citazioni cominciò ad apparire il Digesto. È questo uno 
dei caratteri più salienti della ricca serie di collezioni inspirate dalla 
riforma gregoriana, che dovevasi chiudere coll'opera monumen- 
tale di Graziano. Al risorgimento della scienza del diritto non furono 
estranee le lotte ardenti, che con Gregorio VII scoppiarono fra chiesa 

ed impero. 

Difatti i primi saggi dell' uso del Digesto nella letteratura canonica 
s'incontrano verso il 1090 nella collezione italiana del British Museum 
ms. 8873 (3), e per influenza di essa in Ivo di Chartres, nella Caesar- 
augustana, nella Tripartita, e nel Polycarpus. Quindi da questo 
punto di vista la collezione Pistoiese in tre libri ha notevole impor- 
tanza anche per la storia del Digesto. 

(1) Fouknier. — Une collect. p. 96. 

(2) Per l'uso dell'Epitome Iuliani da parte d'Irnerio, di Alberico, e di Cipriano vedasi 
Chiappelli L.— Glosse d'Irnerio e delle sua scuola, in Meni. Accad. Lincei. 1885-86, 
p n _ Fitting. — Zusatze zu Savignys-Rechtsgesch. (Zeitschr. d. Sav.-Stift, XXVI, 

rom. Abth. p. 54). 

(3) Conrat. — D. Pandekten. — u. Inst. Auszug d. Brittisch. Decretalensammlung. 

Quelle d. Ivo. 1887. 



— 5 — 

gf I frammenti del Digesto, che dal Polycarpus sono passati nella 
collezione in tre libri, sono stati pubblicati su quel testo dall' Huf- 
fer (1), e quindi ne omettiamo la riproduzione. Essi sono i seguenti; 
1, § 24 a 30. Dig. de vi armata XLIII, 16, ex libro digestorum. 

Siue autem corpore videri ui deiectum. 

3, § 9, ibid. Eum igitur qui sed ex continenti. 

32, § 1, Dig. de leg. I, 3. Iulianus in libro XXXIV digestorum. 

Inueterata consuetudo.... desuetudinem 
abrogentur. 

30, Dig. de reg. iur. L. 17. Nuptias consensus facit (2). 

Invece i due passi seguenti sono tratti direttamente dal Digesto, 
e quindi è utile conoscerne la lezione, che pubblichiamo col confronto 
del testo fiorentino secondo la grande edizione del Mommsen, e della 
lezione bolognese, per la quale abbiamo usata l'edizione di J. Petit 
(Parigi, 1513-14). Il primo di essi si trova anche nel ricordato ms. 
Vat. 3831 (3), ed è la legge 239, § 8 e 9. Dig. de verb. sign. L. 16. 



TESTO FIORENTINO 

POMPONIUS LIBRO SINGULARI 

ENCHIRID1I 

Territorium est uniuersi- 
tas agrorum intra fines cu- 
iusque ciuitatis : quod ab eo 
dictum quidam aiunt, quod 
magistrati! eius loci intra 
eos fines t.rrendi, id est 
summouendi ius t abet. 
Uerbum suum ambiguum 
est, utrum de toto an de 
parte significat. et ideo qui 
iuret suum non esse, adicere 
debet neque sibi communem 
esse. 



TESTO PISTOIESE 
POMPEIUS IN LIBRO 



Territorium est uniuersi- 
tas agrorum inter fines cu- 
iusque ciuitatis. Quod ab eo 
dictum quidam aiunt, quod 
magistratus eius loci inter 
eos fines terendi. id est. sub- 
mouendi ius habet. Verbum 
suum ambiguum est, utrum 
de toto an de parte signifi- 
cat. Et ideo qui iurat suum 
non esse adicere debet ne- 
que sibi commune esse. 



TESTO BOLOGNESE 
POMPONIUS 



Territorium est universi- 
tas agrorum intra fines cu- 
iusque civitatis; quod ab eo 
dictum quidam aiunt : quod 
magistratus eius loci intra 
eos fines terrendi. id est. 
summouendi ius habent. 
Uerbum suum ambiguum 
est : utrum de toto, an de 
parte significet : et ideo qui 
iùrat suum non esse adiicere 
debet neque sibi commune 
esse. 



Il secondo passo del Digesto è la seguente legge ; (4) 16 Dig. qui 
satisd. cog. II, 8. 



(1) Hùffer. — Beitr. z. Gesch. d. Kirchenrechts u. Rom. Rechts im Mittelalt. 1862 
p. 89 sgg. 

(2) I primi due passi nel ms. Pistoiese sono trascritti sul f. 124 r (tit. de tricennali posses- 
sione); il terzo sul f. 187 (tit. de consuetudine), e il quarto sul f.206 r (tit.de coniugiis et aduli.). 

(3) FouRNiBR. — Une collection. p. 57. Nel ms. Pist. è al f. 221 r (tit. de multimodis iura- 
mentis. 

(4) È nel ms. capit. Pistoiese al f. 224 r (tit. de iuramentis). 



— 6 — 



PAULUS LIBRO SEXTO 
AD EDICTUM 

Qui iurato promisit iudicio 
sisti, non uidetur peierasse, 
si ex concessa causa hoc 
deseruerit. 



PAULUS LIBRO VI AD 
EDICTUM 

Qui iurato promisit iudicio 
sisti, non uidetur periurasse 
si ex concessa causa hoc 
deseruerit . 



PAULUS 

Qui iurato promisit iudi- 
cio sisti non videtur periu- 
rasse si ex concessa causa 
hoc deseruerit. 



Inoltre la collezione di canoni in discorso è arricchita da numerose 
aggiunte, apposte alla fine di molti titoli della raccolta, e da glosse 
marginali, dovute alcune all'amanuense stesso del testo, ed altre a 
vari studiosi della prima metà del secolo XII. Fra queste pure 
figura il Digesto coi passi seguenti. Il primo di essi contiene i fram- 
menti 9 e 10, Dig. de accusat. XLVIII, 2, e, per quanto ci consta, 
non si trova in altre raccolte canoniche del tempo. È scritto nel 
margine del codice da una mano differente da quella del testo, ma 
che pure appartiene al secolo XII (1). 



TESTO FIORENTINO 

PAULUS LIBRO QUINTO 

SENTENTIARUM 

Alii propter suspicionem 
calumniae,ut il li, qui i'alsum 
testimonium subornati dixe- 
runt : 

Hermogenianus libro se- 
xto iuris epitomarum. 

Nonnulli propter pauper- 
tatem, ut sunt qui minus 
quam quinquaginta aureos 
habent. 



TESTO PISTOIESE 

PAULUS ET ERMOGEN. 

IN XL Villi LIBRO DIGESTORUM 

Alii propter suppitionem 
calumpniae ut illi qui i'al- 
sum testimonium subornati 
dixerunt. non nulli propter 
paupertatem ut sunt qui mi- 
nus quam. L. aureos hatent 
ab accusatione repelluntur. 



TESTO BOLOGNESE 
PAULUS 

Alii propter suspitionem 
calumniae ; ut illi qui falsum 
testimonium subornati dixe- 
runt. — Her. Nonnulli pro- 
pter paupertatem : ut sunt 
qui minus quam quinqua- 
ginta aureos habent. 



L'altro passo (2) è una aggiunta fatta nel testo della collezione 
da un altro studioso, pure della prima metà del secolo XII. Esso 
comprende i seguenti frammenti : 7, 11, 12, 13 e 14, Dig. de spon- 
sal, XXIII, I. 

PANDECTARUM LIBRO XXIII. TITULO 1. 

In sponsalibus consensus euidentér dissentiat. 

ltem. 

Sponsalia sicut consentire oportet 

Quae patris uoluntati a patre eligitur. 

Filio familias non possunt. 

In sponsalibus conlrahendis quam. Vi 1 annis . 

Questi frammenti si ritrovano anche in altre collezioni canoniche 
di poco anteriori alla Pistoiese, quali quella del British Museum 



(1) Ms. capit. Pist. f. 135 r (tit. de accusatione). 

(2) Ms. capit. Pist. f. 204 (tit. de coniugio). 



descritta dal Conrat (1), il Decretum d'Ivo di Chartres (2), la Caesa- 
raugustana, e la Tripartita. La lezione del testo concorda con quella 
della Tripartita, per cui senza farne la riproduzione ci riferiamo 
alla edizione data dal Mommsen (3). 

Non sono certamente numerosissimi i frammenti del Digesto 
in questa collezione in tre libri ; ma, dato la scarso uso di quella 
fonte nelle più antiche raccolte del genere, è importante seguire 
passo a passo i progressi dell'uso di quella fonte classica nella lette- 
ratura canonica. Per lo meno questa collezione mostra, che in quella 
letteratura a principio del secolo XII si attribuiva molto valore al 
diritto romano, e che il Digesto si utilizzava sempre più di giorno 
in. giorno. Certo ancora le fonti preferite erano per i canonisti le 
Istituzioni, il Codice, e V Epitome Iuliani, perchè più facili all' intel- 
ligenza, e perchè prodotti dell' età cristiana ; ma già il clero aveva 
accettata la massima fonte del diritto classico, dal momento che 
verosimilmente (4) nella famosa carta di Marturi del 1076 è l'avvo- 
cato della chiesa di S. Michele che allega il Digesto. Di più, mentre le 
precedenti collezioni traevano elementi specialmente dal Digestum 
Vetus (5), comprese quella del British Museum, il Decretum d'Ivo di 
Chartres, e la Tripartita, questa in tre libri si estende anche al 
Digestum novum. La corrente iniziale poi andò ingrossando neh" 
età grazianea, come ne fan fede le Summae di Paucapalea, di Stefano 
Tornacense, e di Ruffino. 

Riassumendo, la collezione in discorso contiene due frammenti 
del Dig. vetus, quattro del Dig. novum ; le glosse comprendono 
cinque frammenti del primo, e due del secondo. Quattro di questi 
passi sono tratti dal Polycarpus, e cinque dalla Tripartita (6); i rima- 
nenti, cioè due del testo, e due della glossa non sono luoghi comuni 

(1) Conrat. — D. Pandekten. — u. Inst. Auszug., p. 10. 

(2) Digesta Iustiniani. — Ed. Mommsen, addit., p. 47*. 

(3) Digesta. — Ed. Mommsen, addit., p. 43* e 47*. 

(4) È secondo noi naturale attribuire alla parte e non al giudice il riferimento al Digesto 
in quel documento, perchè il giudice doveva pronunziarsi secundum acta et probata. E da 
questo punto di vista la citazione del Digesto acquista maggior valore, perchè non dovuta 
a un legista eminente come Pepo, ma ad un legale di comune livello: ciò vuol dire, che il 
Digesto era già di uso comune. 

(5) Conrat. — Gesch. d. Quell. u. Liter. d. rom. Rechts. p. 352, 375, 379, 385. — Di- 
gesta, ed. Mommsen, addit. 43* seg. 

(6) Digesta Iustiniani. ed. Mommsen. add. 43*. 



— 8 — 

ad altre collezioni, e quindi attestano, che tanto il collettore, quanto 
il glossatore sono ricorsi a manoscritti del Digesto, i quali dovevano 
risalire per lo meno a principio del secolo XII, e più probabilmente 
al secolo XI. Quindi si vede, che in quella epoca non vi era tutta 
quella penuria di manoscritti di tale fonte, quale oggi si suppone. 
E verosimilmente si tratta di due manoscritti distinti del Digesto, 
perchè mentre il collettore cita il frammento per mezzo della iscri- 
zione, e quindi mostra di avere davanti a se un manoscritto assai 
corretto (1), il glossatore invece cita il libro del Digesto ; l'iscrizione 
dei fr. 9 e 10, Dig. XLVIII, 2 è incompleta, e per ciò è da supporre 
che possedesse un manoscritto meno integro del primo. 

I passi del Digesto in esame verosimilmente ci attestano un altro 
fatto; che cioè, tanto il collettore, quanto il glossatore erano estranei 
ad ogni influenza bolognese. Anzi tutto, perchè la scuola di Bologna 
trascurò le iscrizioni dei frammenti; in secondo luogo, perchè non 
è seguita la forma stereotipa delle citazioni usata dai Bolognesi (2). 
Parimente la lezione ci sembra non sia quella bolognese; anzi, senza 
riprodurre con tutta esattezza la luterà Pysana, molto le si avvicina, 
in modo che può giovare alla critica del testo. Questo fatto dimostra, 
che fuori di Bologna a principio del secolo XII circolavano manoscritti 
del Digesto con lezione independente dalla bolognese. Fino alla 
prevalenza assoluta dell' influenza di Bologna, ogni scuola aveva 
tradizioni proprie, tanto che nella storia delle fonti devesi distinguere 
regione da regione. Difatti mentre la scuola bolognese trascura le 
iscrizioni dei frammenti del Digesto, nella lontana Germania Wibaldo 
di Stablo (3), e neh" Italia centrale il glossatore del ms. Sessoriano 
110 delle Istituzioni (4) (sec. XI), citano il Digesto colle iscrizioni 

(1) Il ms. che servi al collettore mostra d'avere anche la divisione in paragrafi, come 
resulta dal testo qui edito del fr. 239, § 8 e 9, Dig. L, 16. 

(2) ScHUP'PER. — Manuele di storia del D°ital. 1895, p. 198. Fitting. — Le scuole di 
I)° in Francia durante l'XI sec. (Bull. d. Ist. di D° R°. a. 1891, fase. III-IV, p. 179).— 
Fitting, — Quaest. d. iur. subtilit. d. Irnerius, 1894, p. 16. 

(3) Fitting. — Le scuo. di D° in Francia (loc. cit. p. 178 seg). — Fitting. — D. Instit. 
glos. d. Gualcausus, 1891, p. 40. 

(4) Patetta. — Nota sopra alcuni mss. delle Istituzioni di Giustiniano. (Bull. Ist. di 
D°R°a. 1891, fase. 1-11, p. 64 segg). Questa mancanza di rapporti dèi frammenti in 
esame colla lezione bolognese è tanto più notevole, in* quanto in generale le scritture dell' 
epoca invece la riproducono, e cosi pure la collezioni canoniche del tempo. Ciò può dirsi 
del libro di Tubinga (Conrat, — Gesch. d. Quell. p. 434), della Summa Trecensis (Fit- 



— 9 - 

integre, e quindi avevano dinanzi dei manoscritti più corretti di 
quelli bolognesi. 

Ogni nuovo elemento di osservazione in questo campo, ancora 
cosi oscuro della storia del Digesto, merita attenzione. Ed invero 
si hanno gravi incertezze sui testi di quella fonte, che circolavano 
nelle scuole ; con esattezza non può dirsi quale estensione ebbe la 
cosi detta liner a vetus (1)"; che cosa è la littera antiqua che pur 
troviamo ricordata (2) ; quando e come si andò costituendo la littera 
bononiensis. Siccome questa si trova già formata circa la metà del 
secolo XI (3), e una tale opera dovette richiedere un notevole 
spazio di tempo, ci sembra che anche questo solo fatto ci autorizzi 
a ritenere, che il Digesto non è riapparso ad un tratto, come la 
Minerva armata della favola, colla ben nota carta di Marturi, e che 
anzi da lungo tempo dovette essere oggetto di studio nelle scuole (4). 

Dall' uso del Digesto in questa collezione in tre libri, si possono 
trarre anche alcune conclusioni circa l'origine della collezione stessa, 
e dei due manoscritti nei quali è conservata. Quanto al primo punto, 
la maggior copia dei passi del Digesto nella collezione in tre libri 
che non nel Polycarpus, attesta, che questa raccolta è anteriore a 
quella del manoscritto in esame. Ciò è confermato dal fatto, che il 
Digestum Novum è nel ms. Pistoiese assai utilizzato. La forma poi 
della citazione dei testi, e la lezione del Digesto, escludono con 
ogni probabilità che la collezione in tre libri abbia avuta origine in 
territorio soggetto all' influenza di Bologna. In fine la maggior copia 
dei frammenti del Digesto nel ms. Pistoiese a confronto del Vaticano 
3831 dà indizio, che quest' ultimo sia più antico : difatti il Pistoiese 

ting. — Summa Cod. d. Irnerius, 1894, p. LXXVII), del Brachylogus, dell' estratto 
dal Digesto che servi alla collezione del British Museum, delle opere d'Ivo di Chartres 
(Conrat. — D. Pandekten u. Inst. auszug, p. 14), e del Polycarpus (Conrat. — Gesch. d. 
Quell. p. 375). Anche i mss. del Digesto, Parigino 4450 e Vaticano 1406, sono della fine 
del sec. XI, e contengono la littera bononiensis. 

(1) Schitpper. — Manuale, p. 498. 

(2) L'antiqua trovasi citata in Savigny. — Sto. del D° E nel Medioevo, v. 3, ai n 1 8 e 
216 delle varianti notate dai chiosatori nel testo delle Pandette. Inoltre vi sono ricordi 
di altre notate lezioni o litterae del testo, differenti dalla pysana e dalla bononiensis. 
Savigny. — Op. cit.loc. cit. n 1 307, 322. 

(3) Conrat. — D. Pand. u. Inst. auszug., p. 17. 

(4) Fitting. — Z. Gesch. d. Rechtswissen. im Mittelalt. (Zeitschr. d. Sav.-Stift. f . 
Rechtsgesch.VI.Rom. Abth. p.HOsegg.). Fitting. — D.Inst. glos.d.Gualcausus. p.54seg. 



— 10 — 

è più ricco del Vaticano anche in estratti dalle altre fonti del diritto 
romano (1). 

Il manoscritto Pistoiese, del quale ci occupiamo, contiene anche 
una breve scrittura importante per lo storico del diritto. Nel mezzo 
al tit. de poenitentia, lib. Ili, della ricordata collezione, e quantunque 
estranea ad essa, l'amanuense stesso del codice, in una pagina 
rimasta in bianco, ha trascritta una raccolta di definizioni, e di 
frammenti del Digesto (2). Ne riproduciamo qui il testo, conservando 
l'ortografìa originaria ; soltanto abbiamo sostituita la virgola al 
punto nel corso del periodo. Abbiamo anche aggiunta la numera- 
zione progressiva delle definizioni, onde sia possibile citarle. Nel 
manoscritto da principio ogni definizione fa capoverso ; dopo la 
scrittura continua senza interruzione, ma ogni passo è distinto dal 
segno del paragrafo. Le quattro definizioni recanti il segno*, nel 
manoscritto hanno l'iniziale dipinta in rosso. La raccolta è scritta, 
come il rimanente del codice, su due colonne, 
f . 242r. 

1. — Pax itaque corporis est ordinata temperatura partium (3). 

2. — Pax animae inrationalis ordinata requies appetitionum (4). 

3. — Pax animae rationalis, ordinata cognitionis actionisque con- 

sensio (5). 

4. — Pax corporis et animae, ordinata uita, et salus animantis (6). 

5. — Pax hominis mortalis et dei, ordinata in fide sub eterna lege 

obedientia (7). 

6. — Pax hominum ordinata concordia (8). 

7. — Pax domus ordinata imperandi, obediendique concordia 

cohabitantium (9). 

8. — Pax ciuitatis ordinata imperandi, atque obediendi concordia 

ciuium (10). 

(1) Fournier. — Une collection, p. 54. 

(2) Questa scrittura manca nel ms. Vatic. 3831. 

(3) S. Agostino. — De civitate Dei. XIX, capp. 13 e 14. 

(4) S. Agostino. — De civ. Dei. XIX, 13 e 14. 

(5) S. Agostino. — De civ. Dei. XIX, 13 e 14. 

(6) S. Agostino. — De civ. Dei. XIX, 13 e 14. 

(7) S. Agostino. — De civ. Dei. XIX ,13 e 14. 

(8) S. Agostino. — De civ. Dei, XIX, 13 e 14. 

(9) S. Agostino. — Op. cit. XIX S 13, 14 e 16. 

(10) S. Agostino. — Op. cit. XIX, 13 e 17. 



— 11 — 

9. — Pax coelestis ciuitatis, ordinatissima et concordissima socie- 
tas fruendi Deo, et inuicem in Deo (1). 

10. — Pax omnium rerum tranquillitas ordinis (2). 

11. — Ordo est parium dispariumque rerum, sua cuique loca tri- 

buens dispositio (3). 

12. — * Augustinus. Crimen est peccatum grave accusatone, et 

dannatione dignissimum (4). 

13. — * Perfectio boni est consumptio mali (5). 

14. — * Matrimonium ^st appellatum quod non ob aliud debeat 

f emina nubere, quam ut mater fìat (6). 

15. — Gontra. Virginis defìnitio est sanctam esse corpore et spiritu- 

16. — * Pietas est religio uel reuerentia in Deum et parentes exhi- 

bita quidam addunt in patriam et amatores patriae (7). 

17. — Iniquitas est quae et anomiadicitur, quicquid contra legem 

Dei sit. Et dicitur iniquitas mentis acerbitas (8) ;• dum 
malum mente concipitur. 

18. — Peccatum perpetratio mali. 

19. — Malitia fraus, et cogitatio prauae mentis (9). 

20. — Fornicatio (10). 

21. — Auaritia est cupiditas rerum inexplebilis. 

22. — Nequitia est audacia peccati (11). 

23. — Gontentio est, ubi ueritas non quaeritur, set animositas fati- 

gatur. 



(1) S. Agostino. — Op. cit. XIX, 13 e 17. 

(2) S. Agostino. — Op. cit. XIX, 13. 

(3) Cicerone. — Khetot. lib. 1. — S. Agostino. — Op. cit. XIX, 13. 

(4) S. Agostino. — In Iohan. Evangel. e. 8. tract. XLI, n° 9. Questa definizione si trova 
in uso anche in legisti del sec. XVI. Medici Seb. — Tract. de defìnitionibus. Floren. 1571, 
p. 272. 

(5) S. Agostino. — In loh. Evang. e. 8. tract. XLI, n° 12. 

(6) S. Agostino. — Contra Faustum. lib. XIX, e. 26. — Epitome Exact. reg. ed. Conbat 
Add. I, 23. — Glo. Accur. § 1. Inst. I, 9. v. nuptiae. 

(7) Alcuni elementi di questa definizione sono in Cicerone. — Deinventionelib. IT; altri 
in S. Agostino. — De civ. Dei. X, e. 1 , ed altri in S. Agostino. — Liber de diver. quaest. 
Quaest. 31. 

(8) Papia. — Vocabulista. Venet. 1496. v. peccatum. 

(9) Papia. — Vocab. v. malitia. 

(10) Il testo della definitione manca, ma senza che vi sia discontinuità nella scrittura. 

(11) Papia. — Vocab. v. auarus. 



— 12 — 

24. — Malignitas est malitiae opus (1). 

25. — Superbus est peruersae celsitudinis appetitor (2). 

26. — Elatus qui effertur super mensuram suam. 

27. — H eretici sunt qui in fide sanctae trinitatis errant. 

28. ; — Scismatici sunt ; quos non fìdes diuersa facit set disrupta 

societas communionis (3). 

29. — Mali catholici qui recte credunt, set non sicut credunt vi- 

uunt (4). 

30. — Arbitrare est iudicare, uel testifìcari. 

31. — Signum est quod aliud est et aliud signifìcat (5). 

32. — Signaculum est quod alicui rei ad hoc imprimitur ut lateat 

quo usque reseretur (6). 

33. — Pietas est cultus et religio Dei, et misericordia in proximum(7). 

34. — Neophitus ad fidem nouiter conuersus, uel nouiter deserens 

malitiam (8). 

35. — Vim enim facere hoc est expellere possidentem, possessio- 

nemque diripere. 

36. — Gloria est frequens de aliquo fama cum laude (9). 
37- — Facultas est bene dicendi copia in omni quaestione. 

38. — Ratioestordorerumgerendarumexcausisprouenientium(lO). 

39. — Diffinitio est breuis ac lucida oratio qua quis diffìnit breuiter 

explicat quid sit (11). 

(1) Papia. — Vocab. v. malitia. 

(2) S-. Agostino. — De civ. Dei. XIV, 13. — Papia. — Vocab. v. superbus. 

- (3) S. Agostino. — Quaest. septemdecim in Matth. Quaest. XI. — Papia. — Vocab. 
v. scismatici. 

(4) Molti elementi di questa definizione sono in S. Agostino. — Quaest. sept. in Matth. 
Quaest. XI. 

(5) Alcuni elementi in S. Agostino. — De doctrina Christiana lib. I. e, 2. — Papia. — 
Vocab. v. signum. 

(6) Papia. — Vocab. v. signaculum. 

(7) S. Agostino. — Sermo LXXXV de verb. Evangel. Matth. 19, e. V, e De civit. Dei 
X, e. 1. — Ruffino. — Summa. ed. Schttlte, 1892, p. 86. 

(8) Stefano Tornacense. — Summa, ed. Schtjlte, 1891, p. 124. 

(9) Cicerone. — De iavent. lib. II. — S. Agostino. — In Iohan. Evangel. e. 17, tract. 
CV. — Papia. — Vocab. v. gloria. — Libell. de verbis quibusdam legai. n° 61, ed. Patetta 
(Bibl. iur. med. aevi. 1892, p. 131) Vedansi quivi altri luoghi citati in proposito. 

(10) Papia. — Vocab. v. ratio. 

(11) Papia. —\ Vocab. v. definitio. — Libell. de verb. quib. leg. n° 69 (Bibl. iur. med. 
aevi 1892, p. 132).' Vedansi quivi altre citazioni relative al passo. 



— 13 — 

40. — Descriptio tamquam quibusdam coloribus depictio (1). 

41. — Tempus est certa et rationabilis dimensio more et actus mu- 

tabilium rerum, id est, nostrarum actionum et passio- 
num (2). 

42. — Sententia est firma et indubitata responsio (3). 

43. — Opinio prolatum cum dubietate responsum (4). 

44. — Matrimonium est uiri et mulieris coniunctio individuam 

consuetudinem uitae continens (5). 

45. — Affmitas est regularitas personarum ex nuptiis nobis adiun- 

cta omni carens parentela (6). 

46. — Diffìcile est et imo impossibile est piacere omnibus nec tanta 

uultuum quanta sententiarum diversitas est. 

47. — Ulpianus in libro XI. In usucapionibus non a momento ad 

momentum, set postremum diem computabimus. Ideoque 

(1) Papia. — Vocab. v. descriptio. — Libell. (Je verb. quib. leg. n° 70 (Bibl. iur. med. 
aevi. 1892, p. 132). Vedasi quivi la nota 2. 

(2) Papia. — Vocab. v. tempus. 

(3) Questa definizione risale alle Istituzioni di Teofilo, § 8, de iure nat. I, 2. — MS. Bibl. 
nazion. di Parigi lat. 4421 (sec. XI) (Flach. — Etud. crit. sur l'hist. du Droit Rom. au 
Moyen Age, 1890, p. 139, n° 41).— Glossar. Is. Sai. v. sentes. (Epit. Exact. Regib. ed. 
Conbat. Add. IV, n° 5, p. 202.— Add. I, in Epit. Exact. Reg., p. 152, n° 15. — Libell. de 
verb. quib. leg., n° 6 (Bibl. iur. med. aevi. 1892, p. 129. — Vedansi quivi citati altri luoghi) 

— Excerpta Cod. Vatic. reg. 435, n° 121, ed. Patetta (Bibl. iur. med. aevi. 1892, p. 137). 
Glo. Vat. Brachyl. 1. 5, 6, v. sententiae, ed. Bocking, p. 201. — Glo. Accur. 8, Inst. de iure 
nat. I, 2, v. sententiae. — La stessa definizione colla parola manifesta in luogo di firma è in 
Libell. de verb. legai., n° 32 (Fitting. — Iur. Schr., p. 193.)— Expos. termin. usit., n° 98 
(Fitting. — Iur. Schr., p. 164). 

(4) Anche questa definizione proviene dalla Parafrasi alle Istituzioni di Teofilo, § 8, de 
iure nat. I, 2. — MS. Parig. cit. (Flach. — Op. cit. 139, n° 40).— Epit. Exact. reg. Add. I, 
15. — Excerpta Cod. Vatic. reg. 435, ed. Patetta (Bibl. iur. med. aevi. 1892, p. 137, 
n° 121). Vedansi quivi citati altri luoghi in proposito. — Glo. Accur. 8, Inst. de iure nat. I, 
2, v. opiniones. 

(5) 1. Inst, de pat. pot. I, 9. — Expos. termin. usit. n° 77. — Libell. de verb. leg. n° 52. 

— Papia. — Vocab. v. nuptiae. — Ivo. — Pannormia. VI, 1. — Epit. Ex. reg. Ili, 11, 
e Add. I, 23. 

(6) In eguale forma, salvo lieve variante, questa definizione si trova anche nella Glossa 
Colon, alle Istit. (Fitting. — D. Instit. glosse d. Gualcausus, p. 95, n° 18). — Azo. — 
Sum. Cod. de nuptiis, lib. V, 4, n° 13 ; con qualche variante in Uguccione (Liber deriva- 
tionum, v. affinis, in Epit. Ex. reg. ed. Conbat, p. 204).— De verb. quib. leg. (Bibl. iur. 
med. aevi, 1892, p. 131, n° 52). — Exc. cod. Vat. reg. 435. (Bibl. iur. med. aevi. 1892, 
p. 132, n° 1). — Epit. Ex. reg. Add. I, § 23, p. 154). — MS. Parig. cit. (Flach. — Op. cit 



— 14 — 



48. — 



49. — 



qui hora sexta diei, kalendarum ianuariarum possidere 
ceperit, hora sexta noctis pridie kalendas ianuarias implet 
usucapionem (1). 

Paulus libro I III. In omnibus temporalibus actionibus nisì 
nouissimus totus dies compleatur non finit obligatio- 
nem (2). 

Celsus in libro XXXVI III. Gum bissextum kalendis est ni- 
chil refert utrum priore an posteriore die quis natus sit, et 
deinceps. VI. kalendas eius natalis dies est. Nam id bidu- 
um prò una die habetur, set posterior dies intercalatur, 
non prior ideo quodammodo intercalatum est,VI kalendas 
natus, cum bissextum .kalendis est, priorem diem natalem 
habet (3). 



p. 140, n° 45). — Sententiae Rodlandi. de imp. affin., ed. Gietl, 1891, p. 304). — Glo. 
Accur. %, Inst. de nupt. I, 10, v. adflnitatis. Per altre citazioni di luoghi vedasi la nota 18 
del Patetta nel cit. voi. della Bibl. iur. p. 131. Finalmente la definizione comparisce in 
versione greca in Costant. Harmenop, lib. IV, tit. 6, n° 24 (Brissojstius. — De verb. sign. 
1743, 1, p. 23, v. adfines); quindi ebbe larga diffusione. Essendo contenuta essa„nella 
Glossa di Colonia (mano antica), e nel MS. Pistoiese (sec. XII, in.), doveva essere di uso 
comune nel secolo XI. Dall' antichità certamente non deriva, perchè manca a Isidoro, e 
non si trova nel Corpus iuris, e negli altri scritti dell' antichità classica. Del resto anche la 
strana parola regularitas nel senso di necessitudo, habitudo, familiaritas è estranea al ricco 
tesoro dell' antico latino. 

(1; FR. 6 K 7, DIG. DE USUG. XLI,3. 



TESTO FIORENTINO 

Ulpianus libro undecimo ad edictum. In 
usucapionibus non a momento ad momen- 
tum, sed totum postremum diem computa- 
mus. Idem libro uicensimo septimo ad Sa- 
binum. Ideoque qui hora sexta diei kalen- 
darum Ianuariarum possidere coepit, hora 
sexta noctis pridie kalendas Ianuarias im- 
plet usucapionem. 

(2) FR. 6, DIG DE OBL 

Paulus libro Iquarto ad Sabinum. In om- 
nibus temporalibus actionibus nisi nouissi- 
mus totus dies compleatur, non finit obli- 
gationem. 

(3) FR. 98, DlG. DE VK 
Idem (Celsus) libro trigensimo nono di- 

gestorum. Cum bisextum kalendis est, nihil 
reiert, utrum priore an posteriore die quis 
natus sit, et deinceps sextum kalendas eius 
natalis dies est : nam id biduum prò uno 
die habetur. sed posterior dies intercalatur, 
non prior : ideo quo anno intercalatum non 
est sexto kalendas natus, cum bisextum 
kalendis est, priorem diem natalem habet. 



TESTO BOLOGNESE 

Ulpianus. In usucapionibus non a mo- 
mento ad momentum sed totum postremum 
diem computamus. 

Idem. Ideoque qui hora sexta diei kalen- 
darum ianuariarum possidere ceperit: hora 
sexta noctis pridie kalendarum ianuaria- 
rum implet usucapionem. 

ET ACT. XLIV, 7. 

Paulus. In omnibus temporalibus actio- 
nibus nisi nouissimus totus dies impleatur : 
non finit obligationem. 

RB. SIGN. L, 16. 

Idem (Celsus). Cum bisextus in kalendi s 
est nichil refert utrum priore an posteriore 
die quis natus sit : et sic deinceps sexto 
kalendas eius natalis dies est. Nam id 
biduum prò uno die habetur : sed posterior 
dies intercalatur non prior : ideo quo anno 
intercalatum non est : sexto kalendas natus 
cum bisextus kalendis est priorem diem 
natalem habet. 



— 15 — 

50. — Ambrosius (1). Offìcium ab effìciendo dictum putamus quasi 
efficium. Set propter decorem sermonis una inmutata 
littera offìcium nuncupari, uel certe ut ea agas quae 
nulli offìciant prosint omnibus (2). 

Questa raccolta è certamente copia di un originale più antico ; 
difatti la definizione della fornicatio (n° 20) è sfuggita alle cure 
dell' amanuense. Quindi probabilmente il testo oltrepassa il secolo 
XII. Il fatto, che spesso le definizioni di Papia alle medesime voci 
son differenti da quelle della raccolta Pistoiese, e che talvolta sol- 
tanto alcuni elementi di queste si trovano nel Vocabulista, ci fa 
supporre, che l'autore della raccolta non abbia fatto uso del Vocabu- 
lista (circa a. 1063), e che piuttosto un fondo antico di definizioni 
abbia dovuto servire all'uno e all'altro scrittore. Nessun altro dato 
ci permette di determinare con maggiore precisione l'origine, e 
l'epoca, cui risale questa scrittura contenuta nel ms. Pistoiese. 

Essa è una raccolta di definizioni tratte dalle opere di Cicerone, di 
S. Ambrogio, di S. Agostino, e dalle fonti del diritto romano, e di 
definizioni che si trovano in Papia, e nelle opere giuridiche del pe- 
riodo pre-bolognese, o del principio del sec. XII, quali la Glossa di 
Colonia alle Istituzioni, YExpositio terminorum usitaciorum, ed il 
Libellus de verbis legalibus ; definizioni che permangono lungamente 
nelle scuole, e riappariscono fino nella Glossa Accursiana. Ricorda gli 
Excerpta del ms. Parigino delle Istituzioni 4421 (sec. XI), e le defini- 
zioni del ms. di Cambridge f. 183 (sec. XII) illustrate dal Flach (3) ; 
è cioè una raccolta di principi, che venivano accettati dalle scuole 
rinascenti, come eredità di altre più antiche. Ed era questa una 
forma letteraria dell'epoca (4), cui appartengono molti glossari (5) ; 
è una di quelle scritture insomma, che preludiano la letteratura pos- 
teriore dei Vocabularia iuris ordinati alfabeticamente (6). 

(1) Questa definizione è scritta da una mano differente ; ma pur sempre del secolo XII/ 

(2) S. Ambrogio. — Omciorum liber. lib. I, e. Vili. Isidoro Ispal. — Originum lib.VI 
de officiis. — Papia. — Vocab. v. officia. 

(3) Flach. — Étud. crit. p. 69, 131 segg., 309 seg. 

(4) Il Fitting (Iur. Schr. p. 36, 39. — D. Inst. glos. d. Gualc. p. 41 seg.) suppone, che 
VExp. termin. usit. e. il Libel. de ver. leg. traggano origine da un più antico glossario giuri- 
dico alfabetico. 

)5) Loewb. — Prodr. corporis Glossariorum Latinorum, 1876, p. 88, 109, 155, 222 segg 
(6) Seckel. — Beitr. z. Gesch. beid. Rechte i. Mittelalt, 1898, p. 196 seg. — Del resto 



— 16 — 

Questa raccolta, compresa in un manoscritto che doveye servire 
all' insegnamento in una scuola capitolare, è importante, anche 
perchè ci attesta quale era lo stato della cultura in tali scuole. Si 
collega ad un periodo primitivo dell' insegnamento, quando i prin- 
cipi del diritto si trovavano associati alle arti liberali, ed in specie 
allarettorica; in essa la trattazione del genus iudiciale apriva la via 
ad una sommaria cognizione del diritto, che doveva servire all'elo- 
quenza forense ed al dictamen prosaicum (1). Pure questo connubio 
non è rimasto senza resultati ; per esso le scuole capitolari hanno 
contribuito a popolarizzare la conoscenza del diritto (2), a iniziare 
una grande scuola di canonisti, ed è per effetto di ciò, che tanti anti- 
chi testi giuridici e manoscritti delle fonti sono giunti a noi conser- 
vati negli archivi capitolari. 

Ma la parte senza dubbio più importante della raccolta sono i 
frammenti del Digesto contenutivi. Essi in numero di quattro appar- 
tengono al Digestum novum, ed attestano l'uso diretto della fonte, 
perchè non si trovano in altre collezioni del tempo. Si scorge ormai, 
che il clero studia il Digesto, non soltanto per inserirne nelle colle- 
zioni canoniche qualche frammento, come finora aveva fatto. Il 
Digesto non è più esclusivamente adoprato da uomini di superiore 
cultura ; ma è penetrato nelle scuole capitolari, a migliorare le 
condizioni dell' insegnamento, ed a formare il criterio giuridico nel 
giovane clero. È notevole, che questi estratti dal Digesto probabil- 
mente non hanno alcun contatto colla tradizione bolognese ; 1° 
perchè la citazione è fatta non secondo la forma bolognese, ma 
mediante l'iscrizione, e questo prova che il manoscritto adoprato 
doveva essere assai completo ; 2° perchè la lezione del testo, lungi 
del seguire la littera bononiensis, coincide quasi esattamente colla 
littera pysana. Difatti nei due primi frammenti si hanno piccole 
discordanze con questa, i quali possono essere errori di copia; il terzo 

anche il Liber Distinctionum di Johannes de Beo, che è il più antico vocabolario giuridico 
alfabetico della metà del secolo. XIII contiene termini estranei alla terminologia giuridica 
(Seckel. — Op. cit. p. 458, 462 segg). 

(1) Fitting. — D. Ani d. Rechtsschule z. Bologna, 1888, p. 15 segg. 

(2) È per questo, che fino nei sec. XIV e XV troviamo, che i predicatori italiani di- 
scutevano pubblicamente nelle chiese contro i legisti sopra punti controversi di diritto ; 
di ciò troviamo ricordi anche nelle opere degli antichi giureconsulti, che per brevità omet- 
tiamo. 



— 17 — 

coincide colla pysana; il quarto infine si può dire riproduca questa, e 
difatti la parola quodammodo in luogo di quo anno verosimilmente 
è errore d'interpretazione di scrittura. Ma nelle parti sostanziali e 
caratteristiche anch'esso segue la lezione del testo oggi fiorentino. 
L'unica sostanziale differenza con questo è, che il secondo frammento 
manca d'iscrizione, e fa seguito al primo. 

Abbiamo forse cosi dinanzi a noi un'antica traccia dell'uso, sia 
diretto, sia indiretto, del manoscritto allora pisano delle Pandette, 
in un codice che da lunghi secoli è custodito in Pistoia, e quindi a 
poca distanza da Pisa ? Non possiamo affermarlo con sicurezza ; 
ma la supposizione ha molta verosimiglianza. È certo che i rapporti 
strettissimi di natura intellettuale, artistica, giuridica, politica ed 
economica, onde furono collegati i comuni di Pisa e di Pistoia, 
e pei quali Pistoia nel primo periodo della vita comunale fu soggetta 
all' influenza pisana, finché fu schiacciata dopo fier^a /esistenza 
dalla potenza fiorentina, potrebbero accrescere tale verosimiglianza. 
Del resto non è infondato il pensare, che il manoscritto possa pro- 
venire da Pisa (1) ; uno dei glossatori di questo manoscritto, dal 
quale son pure trascritti in margine i fr. 9 e 10, Dig. XLVIII, 2, 
sopra pubblicati, ha aggiunti come glosse marginali alcuni canoni 
del concilio di Pisa del 1135 (2). Inoltre, fra le glosse del mano- 
scritto appartenenti al secolo XII, vi sono alcuni estratti dalla 
Summa Sententiarum di Ugo da S. Vittore, il quale, a cosi poca 
distanza dalla sua morte, poteva più facilmente che altrove 



(1) Che anche la Glossa pistoiese al Codice, pure proveniente dall' archivio capitolare 
di Pistoia, abbia avuta origine pisana, è ipotesi affacciata dallo Zdekaubr. — Studi sul 
doc. priv. ital. (Studi Senesi, 1890, f. II-III, p. 211). 

Chiappelli L. — Recherches sur l'état des étud. de Droit Rom.en Toscane au XI e siècle 
(Nouv. Rev. hist. de Droit, 1896, p. 266). 

(2) Riferiamo- qui il principio di tali glosse : 

f. 58. — Innocentius papa II, in generali concilio pisis residens statuit. Si quis 

symoniace ordinatus 

f. 68. — Innocentius papa ll.In generali concilio pisis habito statuens dixit.Inno- 

uamus autem et praecipimus 

f. 120 r . — Innocentius papa II. In pisano concilio residens statuit. Ut autem lei 

continentia? 

f. 266 (inserzione nel testo). — Innocentius papa II. In concilio pisis habito, cap. 

XII. Pra3cipimus ut qui suadente diabolo 



— 18 — 

essere conosciuto a Pisa, la quale tanti rapporti aveva colla Fran- 
cia (1). 

Ma la questione è grave, e richiede, per la sua soluzione altri dati 
sicuri e decisivi (2). Peraltro se non può parlarsi dell'uso del mano- 
scritto pisano, resta sempre il fatto importante, che a principio del 
secolo XII, fuori di Bologna, siha un altro manoscritto del Digestum 
novum, il quale probabilmente doveva risalire almeno alla fine del 
secolo XI. Diffìcilmente può ammettersi, che l'autore della colle- 
zione in tre libri, il suo glossatore, e l'autore della raccolta di defini- 
zioni abbiano tutti adoprato il medesimo manoscritto del Digesto. 
Quindi si vede, che alla fine del secolo XI e a principio del XII simili 
manoscritti non erano tanto rari, come si crede generalmente ; e 
l'esistenza di manoscritti suppone l'esistenza di studiosi su questa 
fonte principalissima del diritto romano. Del resto la citazione di 
passi del Digesto in uno scritto proveniente da una scuola capitolare 
dimostra, che questo testo era già nel dominio del publico, e non 
una cosa di straordinaria rarità (3). 

La storia del Digesto nel Medioevo richiede ancora nuovi studi 
ed indagini, specialmente nei ricchi archivi e nelle biblioteche d'Italia; 
noi ne conosciamo appena i principali lineamenti, ed è forse ancora 
lontana l'epoca nella quale ne potremo avere un disegno completo e 
perfetto. Ma è un campo fruttuoso di ricerche; e noi abbiamo viva 
fede, che anche nella storia di questa fonte si troverà la continuità 
della tradizione scientifica dall'età giustinianea alla bolognese, 
e che prima o poi dovrà essere eliminata l'idea, che questo monu- 
mento dell' antichità classica ad un tratto sia riapparso al vivo 
lume delle scuole rinascenti sul finire del secolo XI. 

(1) Foitknier. — Une preuve de l'authenticité de la Somme des Sentences attribuée à 
Hugues de Saint- Victor, 1898, p. 3 (estr. dagli Ann. de l'Université de Grenoble , X, 2). 

(2) Anche il frammento Pragense del Digesto mostra, che innanzi gli ordinari mss. dei 
glossatori si avevano alcuni testi in stretta parentela con quello pisano (Fitting. — Z. 
Gesch. d. Ueberlieferung d. Digestentextes, in Zeitschr. d. Sav.-Stift. XVII. Rom. 
Abtheil, p. 341). Le Quaest. de iur. subtilit. (Fitting. — Quaest., p. -1,6) nella lezione 
quandoque accolta nel fr. ult. Dig. de neg. gest. III,5,dànno indizio della conoscenza delle 
Pandette pisane ; pure la Stimma Trecensis (Fitting. — Summa Cod. d. Irnerius, 
p. LXXVII) sembra mostrare in un luogo, come la lezione di quel ms. era già notata. Per 
la conoscenza che probabilmente Irnerio ebbe di quel famoso ms. , vedansi Mommsen. 
— Digesta, pref. XII. — Besta. — L'opera d'Irnerio, 1896, 1, p. 96 seg. 

(3) In questa scrittura si ha la conferma, che nella Toscana vi era un risveglio di cultura 
giuridica nel secolo xi ; ciò che altrove cercammo illustrare. 



MONTPELLIER — TMPRIMERIE GENERALE DU M1DT.